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venerdì 20 gennaio 2012

L'inverno si è sbagliato

"L'inverno si era sbagliato" è un romanzo di Louisa Young che ho tentato di leggere qualche mese fa. Nonostante le recensioni decisamente positive che avevo letto su questo libro prima di acquistarlo (e anche dopo), devo confessare che non ce l'ho proprio fatta a completarne la lettura. Non lo so, forse non sono più abituata a letture impegnative, in questo momento della mia vita ho bisogno di letture più leggere. Ho cercato di resistere, ma la lettura davvero non progediva più di qualche pagina al giorno, l'ho trovato pesantissimo, lo stile della scrittura mi sembrava insopportabilmente noioso e indigesto, il linguaggio utilizzato troppo duro e freddo da chiedermi a volte come una donna possa scrivere così e utilizzare certe espressioni o certe immagini così dure e secondo il mio gusto a volte anche volgari. Nessuno dei personaggi è riuscito a catturarmi, la trama non mi ha preso per niente e forse non mi interessava davvero l'argomento, insomma, un disastro totale: come ho detto, ho tentato di resistere, sempre nell'attesa di arrivare a quel punto in cui un libro dovrebbe irrimediabilmente travolgerti e trascinarti con sè al punto di farti dimenticare il mondo che esiste fuori dalle sue pagine e di farti scordare la cognizione del tempo (perché questo di solito mi accade quando un libro mi piace veramente), ma dopo un centinaio di pagine in cui arrancavo mi sono arresa, ho deposto il libro, l'ho classificato come irreparabilmente barboso e non adatto a me e ho deciso di abbandonarlo per sempre.

Insomma, un libro destinato a cadere nel dimenticatoio per quanto mi riguarda, tranne che per il titolo che in questi giorni continua a fare capolino fra i miei pensieri, specie ogni volta che accompagno Silvia a scuola affrontando le intemperie e tornando a casa con la mandibola paralizzata dal gelo.

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Ogni volta che esco penso: "L'inverno si è sbagliato ..." E poi ripenso: "Magari si fosse sbagliato davvero..."

E invece Silvia è incurante del freddo. Un giorno di punto in bianco è sbottata (in un momento qualunque della giornata, in cui in realtà eravamo al riparo dal freddo, al calduccio della nostra casa): "Non è giusto, tutto è ghiacciato, le macchine sono ghiacciate, i giardini sono ghiacciati, le strade sono ghiacciate ... tutto è ghiacciato, ma io che cosa ci guadagno? Niente!!! Almeno nevicasse ... non posso nemmeno fare un pupazzo di neve!"

Nelle scorse mattine stava quasi per essere accontentata, sembrava davvero che nevicasse, venivano giù tanti puntolini minuscoli dal cielo, ma in realtà ne ho discusso con altre persone e in molti hanno obiettato che non si trattava di neve o nevischio che dir si voglia (anche se l'effetto era lo stesso: strade e tetti imbiancati, per tutta la mattina, ieri praticamente per tutto il giorno), ma di nebbia ghiacciata. Alla fine salta fuori che si tratta di neve chimica. Non particolarmente salubre per i nostri polmoni. Avevano ragione quelli che mi dicevano che non era vera neve, dunque (ma non era nebbia ghiacciata, ma smog ghiacciato!). Però avevo ragione anch'io: l'inverno si è sbagliato.


giovedì 7 aprile 2011

Il "non studio" e lo "stress da studio"


Sto leggendo questo saggio che si intitola “Togliamo il disturbo” di Paola Mastrocola. Sottotitolo: “Saggio sulla libertà di non studiare”. Già questo è tutto un programma. Paola Mastrocola è un’insegnante di lettere di un liceo di Chieri e il suo libro descrive un quadro apocalittico della situazione media degli studenti delle superiori. In poche parole dice chiaramente che gli studenti di oggi non hanno voglia di studiare, preferiscono fare altro (a partire dai giri in motorino al chattare su facebook passando per tante altre variabili), non sono in grado di scrivere perché mancano loro le basi anche più elementari della grammatica (non parliamo nemmeno dell’ortografia, ma tanto a che serve conoscere l’ortografia se ormai si scrive quasi esclusivamente con il pc dove esiste il correttore ortografico che ci risparmia la fatica), quelle basi che avrebbero appunto dovuto ricevere nel corso degli 8 anni di scuola precedenti le superiori, quindi non sono in grado di formulare pensieri o idee sui testi che leggono, anzi, apparentemente non sono nemmeno in grado di comprendere questi testi perché oltretutto manca loro un’educazione alla lettura (i ragazzi di oggi preferiscono altro alla lettura, "al massimo leggono i libri dei vampiri”, per citare testualmente). Solo pochi studenti emergono da questa massa informe e si distinguono dagli altri.

Da quanto leggo questo saggio ha ricevuto molte critiche di persone (genitori scettici, professori che vantano esperienze diverse, forse ex adolescenti che non si riconoscono nella descrizione) che non la pensano come la Mastrocola. In effetti lei stessa lo dichiara subito: in molti non la pensano come lei e hanno una visione diversa della situazione. Ed io, che a dire il vero per ora ho letto solo pochi capitoli, resto allibita, ma allibita dalla paura che tutto ciò che la Mastrocola dice possa essere vero. In realtà nemmeno io ho un passato da studentessa modello. Non passavo tutto il giorno china sui libri, molto spesso disertavo i miei doveri di studentessa, mi sono presa il mio bel malloppo di insufficienze e sono stata rimandata a settembre, però credo di non essere mai arrivata ai livelli descritti dall Mastrocola. Se non altro mi piaceva davvero leggere e anche libri di letteratura  (anche se da adulta i "libri dei vampiri" li ho letti anch'io! Non li ho apprezzati fino infondo però.) e in qualche modo l’ortografia l’ho imparata, tant’è che mi rifiuto ancora di utilizzare abbreviazioni da chat e da sms. Sono però terrorizzata dall'idea che Silvia un giorno possa far parte di questa schiera di non studianti, così come li definisce la Mastrocola.

Così, l'altro giorno doveva studiare l'homo sapiens. Anzi, ad esser più precisi, l'homo sapiens sapiens. Ed io l'ho stressata fino allo stremo perché volevo che mi ripetesse tutto quanto da sola, senza l'imbeccata da parte mia (abbiamo finito verso le 9 di sera!). "Fa finta che io non sappia nulla di questo argomento e che tu debba spiegarmi tutto dal principio. E senza errori o esitazioni o altrimenti ti faccio ricominciare da capo." "Ma il maestro ci fa le domande e si accontenta se rispondiamo a quelle ...." afferma lei. "Non importa" ribatto io. "Intanto, anche alle domande rispondi con poco più che monosillabi, ti interrompi continuamente, ti distrai e le cose te le devo tirare fuori io con le pinze .... e poi sia il maestro di storia che le altre maestre ai colloqui individuali e alle riunioni ci hanno detto che dovete cominciare ad impare ad organizzarvi un discorso. E questo non ti serve solo per la terza elementare, ma è una cosa che devi imparare a fare perché ti servirà anche più avanti ..." "E Silvia, annoiata, mi interrompe: "Sì, lo so, alle medie ... alle superiori ..." "Ma non solo: anche nella vita, nel mondo del lavoro, ti servirà essere in grado di fare un'esposizione di fatti e concetti e bisogna cominciare fin da adesso ad imparare a farlo ...."

Mio marito è d'accordo con me, ma pensa anche che io sia un po' esaurita. Solo un po'? In realtà sono molto esaurita. E consapevole di esserlo. Sto contanto i giorni fino a quando terminerà questo anno scolastico. Ho bisogno di riposo. Quest'anno è stato più che mai difficile. Intanto abbiamo capito che 2 attività sportive sono improponibili. Ma ormai le abbiamo cominciate e cerchiamo di portarle a termine. Ci facciamo almeno un pianto a settimana per lo stress (cioè se li fa
Silvia, ma tante volte vorrei piangere anch'io), perché passiamo tutto il tempo libero (cioè non occupato da impegni sportivi) a studiare, a volte ci ritroviamo a studiare anche di sera, anche dopo le 9 e non ne possiamo più, né l'una né l'altra (e noi genitori ci chiediamo se tutto questo è normale in terza elementare). Non abbiamo più tempo per fare altro, una volta riuscivamo a ritagliarci del tempo per fare cose banali e rilassanti come giocare con la plastilina o la pasta di sale, dipingere, cuocere i biscotti, adesso cose così non le facciamo più, non c'è neanche più tempo per vedere gli amichetti, perché sono tutti impegnatissimi anche loro e i nostri orari non coincidono.

Dipende da noi che non riusciamo ad organizzarci o dipende anche da altri? Dagli insegnanti magari? Non è così inverosimile: non sono l'unica mamma che si lamenta dei compiti e dello stress della propria figlia. I bambini stanno ad esempio a casa 2 giorni per le vacanze di Carnevale e si ritrovano una marea di compiti da fare, sicché si finisce per passare non solo i pomeriggi, ma anche le mattine a studiare, anziché andare a divertirsi... ma le vacanze non dovevano essere concepite per riposare?



 



E poi ci sono le verifiche ... ma questi insegnanti non ce l'hanno un registro dove scrivere il programma delle verifiche, in modo tale di non mettere 5 verifiche di 5 diverse materie tutte nella stessa settimana e magari non 2 nello stesso giorno? Non si possono coordinare  un po' tra di loro, anche nell'assegnazione dei compiti?  Quando  andavo a scuola io avevo un'unica maestra. Era comprensiva nel gestire la situazione e se ci dava tanti compiti di matematica per il giorno dopo, magari  non ce ne dava altrettanti  di  italiano. Insomma,  riusciva a diluire un po' la mole totale dei compiti, eppure, se alle  superiori ero un po' lavativa, alle elementari non lo ero e prendevo ottimi voti, questo significa che dire che studiavo. E poi facevo tutto da sola, mia mamma non doveva stare lì a controllare tutto quello che facevo. Certo, sono stata seguita, i miei genitori non si dimenticavano di me ed esercitavano un controllo, ma dai miei ricordi e anche a detta di mia mamma, io mi arrangiavo molto di più rispetto a mia figlia.

Però, ho anche presente un altro passo del libro della Mastrocola in cui si parla di una sua amica che lei un pomeriggio va a trovare e che trova indaffarata a "far studiare" la figlia adolescente. Naturalmente, viene messa in risalto l'assurdità di questa situazione. Anche questo capitolo ha colpito nel segno. Infatti, mi terrorizza l'idea di dover continuare così per altri 10 anni... di dover continuare a lavorare io per Silvia.

A parte che probabilmente prima o poi non credo che sarò più in grado di farlo. Insomma, per ora riesco ancora a seguirla con la matematica, ma arriverà il momento in cui non ne sarò più capace. Ad esempio, chi se la ricorda più la formula per la radice quadrata o quella per risolvere le equazioni di secondo grado? Non so mia figlia un giorno dovrà studiare latino, ma a parte la declinazione di rosa rosae
e il paradigma di fero, non mi ricordo molto altro. Non parliamo, poi, del greco.

Ci sono genitori che affrontano già da adesso queste difficoltà.
Con l'inglese, ad esempio. Alcuni di loro non l'hanno studiato (perché per la nostra generazione non era obbligatorio), o semplicemente non l'hanno imparato nonostante lo studio o l'hanno dimenticato. Io sono avvantaggiata perché l'inglese lo conosco bene e non solo a livello lessicale, ma anche morfologico e sintattico e ad esempio sono in grado di spiegare  a mia figlia perché si usa una forma verbale piuttosto che un'altra o cose del genere (e in certe occasioni ho verificato di saperne anche di più della maestra!) e se un giorno mia figlia dovesse studiare il tedesco (cosa possibile, dato che per ora è la seconda lingua che viene insegnata nella scuola media del mio quartiere), sarei in grado di assisterla anche con quella, ma posso già immaginare le difficoltà che potrebbero avere molti altri genitori (per non dire che non tutti hanno a disposizione il tempo che ho io, ci sono genitori che tornano a casa troppo tardi per potersi occupare dei compiti dei figli).



 Il punto è che gli alunni dovrebbero essere messi in grado di essere autonomi nello studio, invece molte (il più delle?) volte non lo sono. Colpa di chi? Della loro stessa pigrizia? Forse e molto spesso probabilmente è così. Dei genitori che non tagliano il cordone ombelicale che li lega ai figli e li abituano ad essere serviti in tutto, anche nei compiti? Certo, anche questa spiegazione funziona e io stessa mi sento in parte colpevole in questo senso. Oppure, colpa degli insegnanti? Purtroppo, funziona anche questa teoria. Alcune volte è anche colpa loro. Comunque, mio marito me lo ripete spesso. Non devo abituare troppo mia figlia a fare conto su di me per fare i compiti, altrimenti si sentirà sempre insicura se non ha accanto la mamma (o il papà) che la aiuta. Ha tremendamente ragione.

Mentre ero qua a scrivere lamentandomi dello stress da studio (che oltretutto in questo momento non è l'unica fionte di stress nella mia vita) Silvia era a scuola senza insegnante di inglese e scienze, con una supplente occasionale che fortunatamente non ha dato loro compiti ... e nelle ore di supplenza Silvia è riuscita anche a portarsi avanti con i compiti di italiano, così non deve fare nemmeno quelli (che sarebbero stati per lunedì). Che fortuna! Così potremo riposarci per una volta! Ma doveva proprio ammalarsi un'insegnante (o comunque essere assente, non sappiamo se per malattia) per poterci godere (entrambe) un po' di meritato riposo?

 

mercoledì 24 giugno 2009

Che cosa si cela all'ombra della statua?

Scribacchiato da Eligraphix alle 24/06/2009 13:03 di mercoledì, 24 giugno 2009
Milla e SugarPer la promozione abbiamo  regalato a Silvia un paio di libri (ma anche uno spazzolino luminoso per lavarsi i denti delle Winx). Uno di questi è il primo volume della serie di Milla e Sugar pubblicata dalla casa editrice Edizioni Piemme.

E' uno dei libri del Battello a Vapore, famosa collana per bambini. In realtà questo libro sarebbe indicato per le bambine dagli 8 anni, ma quando l'ho visto non ho saputo resistere (e d'altra parte ho sempre preso a Silvia libri che venivano consigliati per bambini più grandi), anche se adesso leggendolo, mi sono quasi pentita: ho scoperto che queste Milla e Sugar vengono presentate con degli atteggiamenti abbastanza frivoli da pre-adolescenti un po' smorfiosette... anche la scelta del linguaggio è particolare, sì, è un linguaggio da teenager, ma con espressioni, non volgari, questo no, ma che preferirei che mia figlia a 7 anni non usasse ancora. Ma sono rassegnata perché so che è un processo irreversibile e che tanto anche se non saranno le letture o la visione di cartoni animati tipo le Winx ad incoraggiare questa evoluzione, ci penseranno le sue amichette di scuola a contagiarla... comunque la storia riguarda queste due ragazzine di 10 anni, una è una strega, l'altra è una fata, vivono in una città chiamata Old Town, e in sostanza scoprono di essere le predestinate che devono combattere contro il male e i personaggi malvagi che si celano nella città.

W.I.T.C.H.L'autrice è una certa Prunella Bat: come può chiamarsi veramente così una persona? Io penso che sia uno pseudonimo, così come Moony Witcher (l'autrice di Nina, la bambina della Sesta Luna, di Geno, di Gatto Fantasio etc.) è lo pseudonimo di Roberta Rizzo. Nel caso di Prunella Bat non sono riuscita a  scoprire chi si cela dietro a questo nome. Le illustrazioni della serie sono molto accattivanti, ricordano un po' le illustrazioni dei giornalini delle W.I.T.C.H., anche se il personaggio di Elvina èmaga della città incantata di Miyazaki un po' inquietante perché anche se è un personaggio buono ed è molto più piccola della maga col testone, mi ricorda un po' la maga della Città Incantata di Miyazaki.

Ma quello che volevo raccontarvi è che secondo me l'autrice quando ha scritto il primo volume aveva un po' in mente Lost .... sorvolando sul fatto che la popolazione di Old Town è distinta in la Gente e gli Altri (solo che qui "gli Altri" non sono i cattivi, ma tutti quelli che non hanno poteri magici al contrario della Gente e che ignorano i poteri di quest'ultimo gruppo), l'idea mi è balenata quando, ad un certo punto della storia, le due ragazzine vengono inseguite da un mostro di schiuma gialla. Naturalmente fa molta meno paura, ma a me ha ricordato il mostro di fumo nero di Lost. Numeri di LostA proposito di Lost, nell'ultima puntata si è parlato di nuovo dei numeri ... finalmente, pensavo che se li fossero dimenticati. Era da un po' che venivano ignorati. Che cosa c'è all'ombra della statua? Ora lo so perché ho letto gli spoiler.... ma non ve lo dico.
Ecco un calendarietto dedicato a Sawyer,  che adesso a dire il vero è tornato ad essere James ... lo so, sono un po' fanatica del suo personaggio, che ci volete fare?
<p>Your browser does not support iframes.</p>


Se vi piace e lo volete anche voi, il codice per prelevarlo e inserirlo nel vostro sito lo trovate qui.

Questo post originariamente pubblicato su splinder è stato copiato manualmente su blogger a causa  problemi tecnici nella procedura di trasferimento del blog. Per questo motivo non è stato possibile trasferire tutti i commenti, perciò per non perderli li ricopio qui sotto.  


#1  24 Giugno 2009 - 14:10
 
siamo in due ad essere fanatiche di Sawyer/James :-P
Utente: Samaranelpozzo Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Samaranelpozzo
#2  24 Giugno 2009 - 23:56
 
Tre?? Bello questo orologino...
ieri ho visto LUI in un film per la TV intitolato sabretooth: aveva i capelli corti ed era fighissimo!!
Utente: Reginadeitucani Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Reginadeitucani
#3  25 Giugno 2009 - 10:05
 
@samara: mi fai concorrenza? ;-)

@regina: anche con i capelli così però non è malaccio ...
Utente: EligRapHix Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. EligRapHix
#4  26 Giugno 2009 - 20:23
 
Prince per adesso si appassiona a libri "scientifici" terra, terremoti i narrativi del BAttello a vapore li inizia e poi li molla a meno che non sia io a leggerli prima di dormire...i suoi estremi sono paperinik e il grande libro della terra
Utente: agrimonia Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. agrimonia
#5  29 Giugno 2009 - 09:15
 
@agri: Silvia riesce già a leggersi dei libretti interamente da sola, ma più brevi e con meno testo per ogni pagina. Questo gliel'ho letto io, ma penso che non passerà molto fiono a quando Silvia sarà in grado di leggere qualunque cosa e per intero da sola. Però, spero che condivideremo sempre le letture ... nel senso che anche quando leggerà da sola, mi piacerà discutere con lei dei libri che legge.
Utente: EligRapHix Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. EligRapHix

martedì 27 gennaio 2009

Letture recenti

Ho scritto questo post diversi giorni fa (scrivo quasi sempre una bozza dei miei post con FrontPage: ho cominciato a farlo dopo che in più di un'occasione il pannello di controllo di splinder è impazzito e non ha salvato quello che avevo scritto, facendomi sprecare una sacco di tempo), ma non ho avuto tempo di pubblicarlo prima. Lo faccio ora.

Nei primi giorni dell'anno non ho avuto molto tempo per il web, in parte perché mi sono dedicata alla lettura anche quando in realtà avrei dovuto dedicarmi ad altro. Qualche giorno fa  ho finito di leggere uno dei libri che ho ricevuto in regalo per Natale e come sempre mi succede quando termino una lettura che per qualche motivo mi ha appassionata e tenuta inchiodata fino all'ultima pagina, mi sono sentita svuotata e ho fatto fatica fatica a ricominciare con qualcos'altro. Una dicitura in copertina copertina prometteva proprio questo, una lettura da cui fosse difficile staccarsi e in effetti è stato così, ma solo da metà libro in poi. Ci sono volute circa 300 pagine e 10 giorni per arrivare al punto in cui non riuscivo a deporre il volume e smettere di leggere, ma solo 3 giorni per leggere le rimanenti quasi 400.



La copertina del romanzoSto parlando di Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson. Avevo adocchiato questo volume ancora diversi mesi fa, un po' prima del mio compleanno, sulla parete della libreria più vicina a casa mia (non la mia libreria preferita, ma semplicemente la più comoda), una parete dove tradizionalmente vengono esposte le ultime novità e i best sellers. Mi aveva attratto per quello che era scritto in copertina, nella sinopsi e nella breve biografia dell'autore, e soprattutto per due particolari. Uno dei personaggi, al protagonista femminile, doveva essere una hacker e già apprendendo questo è scattato in me quell'impulso che mi trascina magneticamente verso la tecnologia e tutto quello che ci sta intorno. E poi, un particolare biografico su Stieg Larsson: sia accennava alla sua morte improvvisa avvenuta nel 2004, ma senza una spiegazione dettagliata sull'evento, sembrava quasi (probabilmente volutamente) che l'editore (Marsilio) volesse proiettare un alone di mistero sulla sua prematura scomparsa. In seguito ho scoperto che non c'è sotto nessun mistero, ma che l'autore è mancato in conseguenza di un improvviso attacco cardiaco.



Dato che Marco-hubby ha sempre bisogno dei miei suggerimenti quando deve farmi un regalo (e soprattutto ne ha bisogno perché si prende sempre all'ultimo minuto) io suggerisco spesso e volentieri titoli di libri, così quella volta ho suggerito anche questo. Il suggerimento però non è stato colto, Marco ha preferito orientarsi su altri titoli.

Nel frattempo ho sentito parlare di questo romanzo da altre persone, che hanno indicato il libro come uno di quelli la cui lettura difficilmente si riesce ad interrompere. Unputdownable, come si direbbe in inglese, letteralmente che non si riesce a mettere giù. In realtà, coloro che mi hanno dato queste indicazioni non erano persone di cui in precedenza avessi mai tenuto in considerazione le opinioni. Inoltre, qualcuno mi aveva anche suggerito la trilogia Millennium come regalo per un altra persona ed io non mi ero nemmeno resa conto che si trattava dello stesso gruppo di libri di cui faceva parte questo romanzo, che è appunto il primo della trilogia. L'ho capito solo successivamente. Così, quando si è avvicinato il Natale, ho suggerito nuovamente a Marco-hubby questo titolo e stavolta sono stata accontentata.

All'inizio, il libro sembra quasi un trattato di economia, politica e giornalismo, non è esattamente scorrevole nei primi capitoli. Fin dal principio, ma in realtà nel corso dell'intero romanzo, presenta  una dovizia di particolari a volte anche esagerata e, ammettiamolo, forse non necessaria (in questo forse abbiamo qualcosa in comune, io non ho esattamente il dono della sintesi). Parlo di dettagli che sconfinano a volte nel pubblicitario e non è infrequente che vengano nominate diverse marche note da quelle dei computer a quelle di catene commerciali famose tipo Ikea o H&M. Mi sono chiesta se l'autore era stato pagato per nominarle, ma dato che il poveraccio è morto prima di vedere la pubblicazione dei suoi romanzi, lo ritengo improbabile. Allora c'è da chiedersi se l'abbondanza dei dettagli in qualche modo non contribuisca a fornirci un ritratto della Svezia attuale (un ritratto fatto di marchi di fabbrica, in verità). Potrebbe essere utile a noi stranieri che leggiamo il libro, ma Larsson sapeva che i suoi libri sarebbero stati venduti anche al di fuori della Svezia? O forse parlare di Ikea ci riconcilia con l'immagine (magari distorta) che abbiamo della Svezia noi che non ci siamo mai stati?

Mikael e Lisbeth nel film prodotto dagli svedesiDopo un po' di pagine ho cominciato a chiedermi a che punto sarebbe diventato "unputdownable". Perché, come ho già detto, ho letto le prime 300 pagine quasi con fatica, cercando inoltre un nesso tra i due protagonisti che si rivelando i due conduttori delle indagini (le quali prendono forma solo dopo molte pagine), Mikael e Lisbeth: un nesso che compare dopo poche pagine, ma che poi improvvisamente si perde per diversi capitoli, per riaffiorare di colpo a circa metà del libro, o forse anche un po' oltre questo punto.



Quando l'ambientazione da Stoccolma si sposta un po' più a nord, sull'isola di Hedeby (esiste davvero? non sono stata capace di scoprirlo), prendiamo contatto anche con l'altra immagine che abbiamo della Svezia, un'immagine fatta di boschi, neve e freddo polare. Mancano solo le renne e la slitta di Babbo Natale. Tra i vari dettagli che ci vengono forniti ci sono i dati meteorologici della località. Va detto che il primo periodo di permanenza del protagonista (non ho capito perché la traduttrice ha cambiato il cognome di questo personaggio da Blomqvist in Blomkvist: in fondo per noi lettori italiani una q al posto della k non fa molta differenza) coincide con l'attuale mese in corso .... io leggevo queste pagine proprio mentre la mia città era stretta da una morsa di gelo, la neve non accennava a sciogliersi  e a me venivano i brividi solo guardando fuori dalla finestra. Freddolosa come sono, ero tentata di sospendere la lettura solo per questi particolari meteorologici. Il lettore viene prima informato che la temperatura esterna è di -18°C. Dopo poche pagine la temperatura scende a -21°C. In seguito, la temperatura scende fino a -37°C .... lo scrittore descrive in modo molto convincente le sensazioni del suo personaggio, concludendo: "Poi il tempo cambiò e la temperatura salì a un piacevole -10°C". Piacevole?

Nonostante tutto, sono riuscita a proseguire la lettura e a da arrivare ad un punto in cui non riuscivo più ad interromperla. Devo anche confessare che inrealtà io non sono molto abituata a questo tipo di letture. Normalmente i polizieschi e i thriller non sono esattamente pane per i miei denti (amo i film di quel genere, ma non impazzisco per i libri). E' tanto se ho letto qualcuno dei romanzi di Camilleri dedicati a Montalbano, ma solo qualcuno perché in realtà dopo un po' mi ha stufata. E in passato, i miei soli precedenti sono stati i romanzi della saga di Malaussene, scritti da Pennac, quindi figuratevi voi. Poi un giorno a forza di sentir parlare de Il Codice Da Vinci mi sono decisa a leggerlo e sì, l'ho letto tutto d'un fiato, lo confesso, ma sono anche stata un po' delusa, non ci ho trovato niente di che tutto sommato, non ha cambiato la mia vita, non mi sono nemmeno particolarmente indignata per figuraccia che Dan Brown fa fare alla Chiesa, dato che sono leggermente eretica di mio, so che in realtà quel libro presenta una serie di errori storici, ma per una come me che ha dimenticato gran parte di quello che aveva studiato a scuola è un po' difficile scovarli e mi devo fidare di quanto si dice in giro.

In seguito, ho sentito tanto parlare di Faletti come scrittore e mi sono incuriosita, dato che oltretutto lo conoscevo come personaggio dello spettacolo (faccio parte di quella generazione che se lo ricorda ancora in Drive In, ai tempi in cui guardavo ancora spettacoli di varietà). Così mi sono decisa ad acquistare Io uccido e anche a leggerlo, ma anche in quel caso non sono rimasta particolarmente impressionata. In qualche modo mi aspettavo meglio. Forse, semplicemente, non sono molto portata per questo genere di romanzi. La cosa che mi sono chiesta leggendolo è che tipo di persona sia in realtà chi riesce a scrivere certe cose. Insomma, mi viene da pensare che qualcuno che riesce a concepire nella sua mente, anche solo come esercizio dell'immaginazione, le attività di uno psicopatico, qualche psicosi debba avercela di suo, anche se mi risulta difficile pensare a Giorgio Faletti come potenziale psicopatico. In effetti, ripensandoci, ha qualcosa inquietante nello sguardo....

Comunque, questo è quello che ho pensato anche mentre leggevo il libro di Stieg Larsson. All'inizio c'è un mistero da risolvere che riguarda la scomparsa di una persona, ma non si sa nemmeno con certezza se si tratti di un caso di omicidio. Dopo un po', vengono alla luce fatti particolarmente violenti e crudeli, per non dire macabri e disgustosi, che non vi sto a dire, un po' per non rovinare la lettura a chi magari deve ancora intraprenderla, ma anche perché certe cose io non sono capace di ripeterle come nulla fosse, anche se so che non sono accadute realmente ... quindi leggendole, mi sono chiesta, a proposito di questo scrittore: "Ma come han fatto anche solo a venirgli in mente certe cose?" Poi mi chiedo anche come faccio ad avere io stessa (insieme a qualche altro milione di lettori) lo stomaco di proseguire una lettura del genere ... eppure ci riesco!

Nello svolgimento della storia si deve tenere conto della complicata genealogia della famiglia Vanger. Fortunatamente lo scrittore fornisce un piccolo albero genealogico: però non lo troverete all'inizio del libro, come di solito succede. Mi è capitato più volte di dover tornare indietro di qualche centinaio di pagine per cercarlo. Se dovesse capitare anche a voi, vi risparmio la fatica di cercarlo ... lo troverete a pagina 212.

In Svezia, nella città di Gnesta, si sono svolte (e credo anche concluse) le riprese della prima produzione cinematografica dedicata al film. La prima, perché pare che anche americani e inglesi vogliano produrre rispettivamente la propria versione. Chissà se il film svedese arriverà in Italia e se sarà degno di nota. Nel frattempo, non mi resta che andare ad acquistare gli altri due libri della trilogia. Sì, perché in definitiva, il primo tomo non mi è dispiaciuto. Non lo consiglierei a qualcuno con troppe aspettative letterarie, ma, nonostante la partenza lenta (e la conclusione forse altrettanto prolissa) trovo che sia un libro sufficientemente avvincente e spero che i prossimi due lo siano altrettanto. Non li ho ancora acquistati ma conto di farlo al più presto. Intanto ho cominciato a leggere un altro dei regali ricevuti per Natale, Il gioco dell'angelo di Carlos Ruiz Zafon, ma dopo lo stile freddo e asciutto di Stieg Larsson faccio un po' di fatica a lasciarmi trascinare dalla scrittura verbosa e arzigogolata di Zafon e non la trovo travolgente come invece avevo trovato L'ombra del vento. Ma in fondo ho letto solo un centinaio di pagine. C'è tempo. Mi aspetto di accelerare il ritmo della lettura all'improvviso.

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